Appello del Papa all'Angelus: basta spargimento di sangue in Siria! L'amore di Dio è più forte del male più orribile
Davanti a numerosi fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus nonostante il freddo, il Papa ha lanciato un accorato appello per la fine delle violenze in Siria. Si ponga termine allo spargimento di sangue, ha esclamato Benedetto XVI. Prima della preghiera mariana, il Papa ha commentato il Vangelo della guarigione del lebbroso: solo Gesù – ha detto – "ci può liberare dalla lebbra del peccato e dallo smarrimento nella vita". Il servizio di Sergio Centofanti:

Il Papa segue “con molta apprensione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria” che negli ultimi giorni stanno provocando numerosi morti. Ricorda “nella preghiera le vittime, fra cui ci sono alcuni bambini, i feriti e quanti soffrono le conseguenze di un conflitto sempre più preoccupante” e rinnova “un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue”:

“Invito tutti - e anzitutto le Autorità politiche in Siria - a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. E’ urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione”.

Nella catechesi il Papa ha commentato il Vangelo di questa domenica in cui Gesù, “superando il divieto legale” tocca e guarisce un lebbroso. In questo gesto – ha detto – “c’è tutta la storia della salvezza, c’è incarnata la volontà di Dio di guarirci, di purificarci dal male che ci sfigura e che rovina le nostre relazioni”:

“In quel contatto tra la mano di Gesù e il lebbroso viene abbattuta ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto, non certo per negare il male e la sua forza negativa, ma per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, anche di quello più contagioso e orribile. Gesù ha preso su di sé le nostre infermità, si è fatto 'lebbroso' perché noi fossimo purificati”.

Il Papa ricorda poi l’esperienza di San Francesco quando, peccatore, incontrò dei lebbrosi:

“In quei lebbrosi, che Francesco incontrò quando era ancora ‘nei peccati’, era presente Gesù; e quando Francesco si avvicinò a uno di loro e, vincendo il proprio ribrezzo, lo abbracciò, Gesù lo guarì dalla sua lebbra, cioè dal suo orgoglio, e lo convertì all’amore di Dio. Ecco la vittoria di Cristo, che è la nostra guarigione profonda e la nostra risurrezione a vita nuova!”.

Quindi, ha ricordato la memoria della Vergine di Lourdes, celebrata ieri. A santa Bernadette – ha affermato - la Madonna ha consegnato “un messaggio sempre attuale: l’invito alla preghiera e alla penitenza”:

“Attraverso sua Madre è sempre Gesù che ci viene incontro, per liberarci da ogni malattia del corpo e dell’anima. Lasciamoci toccare e purificare da Lui, e usiamo misericordia verso i nostri fratelli!”.

Infine, il Papa augurando ai presenti una buona domenica e una buona settimana ha dato appuntamento all'Angelus di domenica prossima, una "domenica - ha auspicato - senza neve".






Maltempo in Europa: una valanga uccide sette persone in Kosovo. Continua a nevicare in Italia
La morsa del gelo continua a non risparmiare l’Europa centro-orientale. Nella tarda serata di ieri una valanga ha colpito un villaggio del Kosovo meridionale, uccidendo sette persone, mentre tre persone sono morte ieri sera in Serbia per il freddo. Sale così a 47 il numero delle vittime per il maltempo nei Balcani, dove 110.000 persone sono ancora isolate per il maltempo. Continua a nevicare anche in Italia e permangono forti disagi. Particolarmente critica la situazione nelle Marche, dove l’intera provincia di Fermo è isolata a causa del forte vento ghiacciato che ha congelato le principali vie d’accesso. Questa notte le coste della Romagna sono state colpite da bufere di neve e vento, con 22 strade provinciali chiuse al traffico nel pesarese. Neve questa mattina in tutto il Veneto, nella dorsale appenninica toscana e in Calabria, nelle aree della Sila e del Pollino. Completamente operativi, dopo i rallentamenti di ieri, gli aeroporti di Fiumicino e di Bologna, mentre sono chiusi gli scali di Rimini e Forlì. (M.R.)



Siria. La città di Zabadani si arrende alle truppe di Assad. Prosegue l'attacco ad Homs
In Siria prosegue l’attacco delle truppe di Damasco contro le opposizioni: ieri, il bilancio delle vittime della repressione è salito ad almeno 67 morti, di cui 20 ad Homs. Le forze fedeli al presidente siriano Assad sono entrate intanto nella martoriata città di Zabadani vicino al confine con il Libano dopo che è stato raggiunto un accordo su un cessate il fuoco con i ribelli. L'intesa prevede che i ribelli consegnino le armi e che i lealisti non li arrestino. Zabadani è stata teatro negli ultimi giorni di intensi bombardamenti con cento morti. C’è poi da segnalare il messaggio del capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, che ha manifestato il suo sostegno alla contestazione in Siria, in un video messo online su forum jihadisti. Ma qual è la realtà dell’opposizione siriana che a diversi osservatori appare molto frastagliata? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a Fulvio Scaglione, vicedirettore di "Famiglia Cristiana":

R. - E’ stata la repressione violenta del regime a rimescolare le carte. Un anno fa, quando tutto è cominciato, le richieste partivano soprattutto dalla maggioranza sunnita della popolazione e da quanti dediti al commercio e alle attività produttive della Siria che soffrivano di una crisi economica ormai evidente e anche di una condizione di sudditanza nei confronti della minoranza alawita che - Assad in testa - governa il Paese. Ma erano richieste piuttosto modeste: un po’ più di democrazia, elezioni per il parlamento reali e non finte, la fine dei processi militari a carico dei civili. Poi la repressione violenta di Assad ha fatto saltare in aria questo quadro relativamente composto. Ora sul campo abbiamo interlocutori anche difficili da identificare perché il cosiddetto esercito di liberazione, formato da militari disertori e dissidenti ha contorni piuttosto ancora oscuri. Il fronte di liberazione nazionale è in realtà abbastanza separato da quello che succede sulle strade e anche lui ha contorni difficili da individuare.

D. – Proprio per questo, parte della comunità internazionale ha difficoltà nel portare avanti un aiuto concreto all’opposizione nei confronti di Assad?

R. - Questo sì, ma anche la comunità internazionale continua ad evitare, perché ci sono confronti contrapposti, lo abbiamo visto nei giorni scorsi: Cina e Russia da un lato, Stati Uniti e altri Paesi dall’altro. E’ chiaro che in questo momento il vantaggio politico sta dalla parte degli Stati Uniti e dell’Occidente, in generale, e che Russia e Cina vedono estinguersi un regime quello di Assad appoggiato per anni.

D. – Da mesi si continua a morire ogni giorno in Siria. Come sta vivendo la gente in particolare la minoranza cristiana?

R. – C’è sicuramente una percentuale di cristiani nelle strade e siccome i cristiani in Siria sono circa il 10 per cento della popolazione. Dobbiamo ragionevolmente pensare che il 10 per cento delle vittime che ogni giorno cadono per mano dell’esercito di Assad siano cristiani. Molto spesso le manifestazioni popolari vengono condotte all’insegna dell’unità tra le differenti fedi, però il rischio di una frammentazione è forte, proprio a causa della politica violenta di Assad perché se la questione si trasforma e non si tratta più del popolo della Siria contro il regime ma dei sunniti, che sono la maggioranza, contro gli alawiti, che sono un ramo degli sciiti e sono minoranza ma hanno il potere, questa che è già una guerra civile può diventare una guerra settaria ed è ancora peggio. (bf)


Verso la Quaresima. Mons. Bruno Forte sul messaggio del Papa: fede e carità sono inseparabili
“Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”. E’ questa frase del capitolo decimo della lettera agli ebrei a dare il titolo al messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012. Federico Piana ha raccolto il commento di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto:
R. – Vedrei l’importante connessione fra questo messaggio e la prospettiva dell’Anno della Fede, ormai imminente. Il Papa, che ha iniziato le sue Encicliche con una riflessione di grandissima profondità e – direi – anche concretezza sulla carità, ci fa capire con quest’attenzione che danno i Messaggi della Quaresima alla responsabilità verso gli altri, alla reciprocità e al dono di sé, che fede e carità sono inseparabili. Dunque è una sottolineatura dell’aspetto della vita cristiana, dell’uomo di fede e della donna di fede, che porta ad impegnarsi per gli altri, a farsi carico dell'altro. In modo particolare, in questa frase della Lettera agli Ebrei, il Papa coglie questi tre accenti, che mi sembra ci facciano capire come l’attenzione alla carità, connessa alla fede, sia tutt’altro che semplicemente una esortazione bonaria: in realtà è un invito ad un impegno estremamente articolato.

D. – Il Papa sostiene anche che bisogna camminare insieme nella santità. Come si può in questo momento storico pensare alla chiamata universale alla santità?

R. – Sembra che il messaggio sia di non ridurre mai il concetto che noi abbiamo dell’uomo alla semplice soddisfazione di bisogni materiali o ad una sorta di benessere, di welfare, di carattere economico e basta. Occorre puntare alla misura alta della vita cristiana, che è la santità. In altre parole, la santità non è un ornamento che si aggiunge a qualcosa: la santità è la piena realizzazione del dono di Dio, secondo il progetto di Dio. Allora se noi abbiamo una visione dell’uomo che è aperta al disegno di Dio, non possiamo semplicemente fermarci a soddisfare qualcuna delle esigenze dell’essere umano, ma dobbiamo soddisfare l’esigenza più vera e più profonda che è quella di amare Dio, di vedere Dio, che è quel “Desiderium naturale videndi Deum - quel desiderio naturale di vedere Dio - di cui parla, ad esempio, Tommaso d’Aquino: la realizzazione dell’uomo sta nell’incontro con Dio.

D. – C’è un passaggio in questo messaggio molto interessante: il Papa chiede a tutti i cristiani di riscoprire una dimensione della carità cristiana che è quella di ammonire i peccatori. Cosa intende il Papa in questo modo?

R. – Molte volte si pensa che per quieto vivere, per amor di pace non si debba mai intervenire o richiamare qualcuno su qualcosa, dove è invece evidente che ci sarebbe il bisogno di aiutare a scoprire il progetto di Dio e le esigenze di conversione e di cambiamento. Anche qui, questo Papa si dimostra come l’uomo e il pensatore di una visione autentica, plenaria dell’uomo e non di una visione parziale: l’uomo visto secondo la prospettiva di Dio è un uomo che sa che il peccato non solo è male, ma fa male; sa che la santità non solo è bene, ma fa bene. Allora se veramente siamo cristiani si deve anche – con umiltà, certo, nel continuo discernimento e in vocazione dello Spirito - aiutare gli altri a fuggire il male. Questo significa anche aiutarli a capire il male che potrebbero aver fatto. (mg)


Il cardinale Gracias: la Chiesa in India è viva nonostante le difficoltà
La Chiesa dell’India rilancia il proprio impegno per il Paese: è quanto emerso durante la plenaria della Conferenza episcopale svoltasi in questi giorni a Bangalore. Sulla situazione della Chiesa in India, Sergio Centofanti ha sentito il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo metropolita di Bombay:

R. – Siamo contenti del lavoro che svolgiamo per la gente dell’India; ora dobbiamo rafforzare i nostri sforzi, perché c’è la grande maggioranza della popolazione che ancora è povera, non ha istruzione, non ha assistenza sanitaria … Durante la plenaria abbiamo riflettuto anche sulla Chiesa stessa, perché noi dobbiamo essere d’esempio a tutta l’India.

D. – In questi ultimi anni, i cristiani in India hanno subito alcuni attacchi, alcune aggressioni. Qual è la situazione oggi?

R. – Abbiamo, ogni tanto, qualche problema in diverse parti dell’India, dove si verificano queste aggressioni, specialmente nello Stato del Karnataka, nell’Orissa e poi nel Kashmir: qui le autorità religiose musulmane hanno intimato ad alcuni sacerdoti di andare via dal Kashmir … Ma in generale, le cose vanno migliorando: è molto meglio di prima. Ma la gente ancora ha paura: questa è la verità.

D. – Il Papa ha indetto l’anno della fede. Quali sono i progetti della Chiesa in India?

R. – Abbiamo già preparato un direttorio per la catechesi in India: lo manderemo a Roma per l’approvazione e poi inizieremo con questo programma.

D. – La Chiesa indiana è impegnata anche sul fronte sociale …

R. – Sì, sì: molto. Per i diritti umani, per migliorare le condizioni di vita della gente, per i diritti delle donne, siamo impegnati contro il lavoro minorile, contro lo sfruttamento delle persone e contro la corruzione, per la politica sia pulita … la Chiesa è molto impegnata, in questi campi.

D. – E anche per la dignità e i diritti dei Dalit…

R. – Sì: questo è un problema che abbiamo da molti anni. Abbiamo promosso manifestazioni e preghiere nelle chiese, abbiamo parlato anche con il governo e adesso stiamo discutendo anche con i giudici della Corte Suprema.

D. – L’India come vive la crisi che sta attraversando l’Europa?

R. – Questa crisi non ha avuto grande influenza sull’India.

D. – Quali sono le sue speranze di cristiano per il Paese?

R. – Direi che la Chiesa indiana è viva, la gente viene a Messa, abbiamo le nostre comunità di base, molta gente fa parte di questi movimenti … La Chiesa è viva. Ma dobbiamo anche lavorare per rafforzare questa vitalità della Chiesa, con la formazione delle persone, con progetti sociali per i poveri: questo è il nostro programma. Io ho tanta fiducia nella Chiesa indiana. (gf)


Il Niger non estraderà Saadi Gheddafi. Il figlio dell'ex rais: "imminente sollevazione in Libia"
Il Niger non estraderà in Libia Saadi Gheddafi, il figlio dell'ex rais Muammar Gheddafi, anche se ha violato le condizioni alle quali gli è stato concesso asilo politico pronunciando parole ritenute "sovversive" dal Cnt, il Consiglio nazionale transitorio libico. E' quanto ha affermato il portavoce del governo di Niamey. Il figlio di Gheddafi ha minacciato in questi giorni una "imminente sollevazione" in Libia. Sulla situazione attuale del Paese nord-africano, Giancarlo La Vella ha intervistato Cristiano Tinazzi, giornalista, raggiunto telefonicamente a Tripoli:

R. – E’ ancora in una situazione di incertezza, anche se la gente – chiaramente – è contenta, perché comunque, nonostante tutte le difficoltà, può ora esprimersi liberamente, anche criticare il Cnt: cosa, questa, che avviene sempre più spesso. Evidentemente il Cnt non è riuscito, in questi mesi, a dare fiducia al popolo libico. Questo da un lato, mentre dall’altro c’è, invece, un’economia che ancora non decolla: soltanto il settore petrolifero ha ripreso a pieno la produzione, ma tutto il resto dell’economia è bloccato.

D. – Quali sono i commenti che raccoglie tra la gente di Tripoli e non solo, anche degli altri centri della Libia?

R. – La maggior parte delle persone, soprattutto i giovani, hanno una speranza per il futuro, ma – allo stesso tempo – hanno la sensazione di non sentirsi rappresentati da persone che loro non hanno eletto. Tutti sperano che a giugno ci siano le elezioni, anche se è molto difficile che questo avvenga, perché il processo elettorale ancora non è partito e non c’è alcun tipo di attività politica. C’è poi chi è comunque disilluso: anche gli stessi che hanno fatto la rivoluzione e che comunque non vogliono neanche consegnare le armi: infatti molti ancora non si fidano e avere un’arma in mano è sempre un segno di potere e chi non ha niente difficilmente consegnerà queste armi.

D. – Che cosa ne è dei tanti che erano inseriti nel tessuto istituzionale, in pratica i fedelissimi di Gheddafi?

R. – Molti hanno passato un periodo all’estero - in Tunisia e in altri Paesi dell’area - e ora sono rientrati perché hanno avute garanzie che non sarebbe stato fatto loro niente; altri – diverse migliaia – sono in carcere e di loro è difficile sapere che fine faranno e quanti ce ne sono realmente, perché è difficile entrare nelle carceri; c’è poi un gruppo di irriducibili, che per la maggior parte è rifugiata in Nigeria, Mali, Ciad e nei Paesi confinanti, e che sono ancora legati alla famiglia Gheddafi. E’ chiaro che dovrà iniziare un processo di riconciliazione, che non è partito e che comunque dovrà essere fatta nei prossimi anni. (mg)


Grecia paralizzata dalle proteste contro le misure di austerità
La Grecia è paralizzata anche oggi dalle proteste contro le dure misure di austerità che il Parlamento è chiamato, in serata, ad approvare per ricevere gli aiuti internazionali ed evitare la bancarotta. In un drammatico intervento ieri sera in tv, il premier greco Papademos ha cercato di spiegare ai cittadini la necessità delle misure anticrisi: se non passeranno – ha detto – sarà la catastrofe, non si potranno più importare generi di prima necessità né pagare il funzionamento di ospedali e scuole, pensioni e medicine. Sulla situazione del Paese ellenico Fausta Speranza ha sentito il prof. Paolo Guerrieri, docente di Economia internazionale all’università La Sapienza di Roma:

R. – La Grecia è già in default: non sta pagando i suoi debiti, ma li sta ripagando con i soldi, con le risorse finanziarie che gli mette a disposizione l’Europa. Nel pacchetto di salvataggio è previsto un vero e proprio default, ma – come dire – “ordinato”, in qualche modo programmato, secondo il quale i creditori privati rinunceranno a più della metà dei loro crediti e quindi, a questo punto, la Grecia usufruirà di uno sconto sui propri debiti in scadenza di circa 100 miliardi di euro. Allora il problema non è se la Grecia potrà evitare il default, perché il default c’è già: a questo punto è un default gestito e quindi che non provoca effetti incontrollati. I possibili effetti incontrollati si chiamano “derivati”: cioè quei titoli finanziari che hanno provocato la crisi del 2008 e che non sono affatto diminuiti in questi anni. Nessuno sa quale potrebbe essere l’effetto sui derivati - su questi mercati che sono diventanti enormi, perché si sono gonfiati a dismisura - e nessuno sa quale effetto a catena potrebbe provocare un default della Grecia non controllato, – come dire – dettato da una disperazione di non poter pagare.

D. – Professor Guerrieri, a un certo punto si è anche parlato di un’uscita della Grecia dall’euro e un suo ritorno alla dracma, quasi come se potesse essere indolore. Ma potrebbe davvero succedere questo?

R. – Questo è assolutamente fuori da ogni buon senso dal punto di vista economico: non c’è nessuna possibilità di uscire dall’area dell’euro – come si dice – non pagando dei costi o pagando dei costi che potrebbero essere compensati. Sarebbe in realtà un problema gigantesco dal punto di vista economico per il Paese che esce ma anche per i Paesi e per il gruppo dell’area dell’euro.

D. – Parliamo di Italia: l’Italia – diciamo così – ha fatto bene i compiti a casa e, a questo punto, rappresenta anche un elemento di forza all’interno dell’Unione Europea. Monti si è presentato a Washington, ma a questa visita – dal punto di vista strettamente economico – in poche parole che valore dare?

R. – Ha naturalmente una serie di effetti importanti e, in qualche modo, è stato un incontro molto positivo. Questa dimostrazione che in uno spazio di tempo brevissimo, perché parliamo di qualche mese, l’Italia ha riacquistato una sua credibilità a livello internazionale ed è ridiventato un grande interlocutore dei grandi attori - e naturalmente gli Stati Uniti è il primo tra questi – che animano la scena internazionale. Lo è ridiventato perché non dimentichiamo che lo siamo stati per anni. Quindi il dato positivo è constatare che c’è un grande apprezzamento di quello che stiamo facendo e abbiamo fatto. Tuttavia, proprio l’incontro con il presidente Obama ha messo in luce le preoccupazioni degli Stati Uniti, ma anche le nostre, sulla strategia che si sta applicando di politica economica in Europa. Questa strategia potrebbe essere troppo dominata da politiche di austerità fini a loro stesse, quindi – come dire – una austerità a tutto tondo. Non che non sia necessaria in alcuni Paesi, ma sarebbe da mitigare con altri che, invece, seguano politiche in qualche modo più accomodanti. Questa preoccupazione del presidente Obama si è riflessa naturalmente anche nelle considerazioni che facciamo noi come Paese e, quindi, è emerso con forza il fatto che gli Stati Uniti ci stanno seguendo e ci seguono molto da vicino. Addirittura le possibilità di rielezione del presidente Obama, e quindi i risultati delle elezioni presidenziali di novembre, sono in qualche modo collegate a quello che farà l’Europa e in particolare a quello che farà l’area dell’euro. Gli Stati Uniti sono in una ripresa che si sta consolidando, ma che è ancora molto fragile: se questa ripresa si consoliderà, le probabilità di rielezione di Obama cresceranno fortemente; se questa ripresa dovesse, in qualche modo, inclinarsi o addirittura frenare – come è giù avvenuto lo scorso anno e l’anno prima – le possibilità di rielezione di Obama precipiterebbero rapidamente. L’area dell’euro potrebbe quindi condizionare nell’uno o nell’altro caso. (mg)



Il Papa contribuisce ai restauri della Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, simbolo della fratellanza fra cristiani e musulmani
Anche Benedetto XVI è tra quanti stanno finanziando i restauri della Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, in Algeria, iniziati un anno fa. Il luogo di culto, costruito sulla collina che sovrasta le rovine di Ippona, sede vescovile di Sant’Agostino, è stato consacrato nei primi del ‘900 e il suo stile arabo-moresco e romano-bizantino, creando un insieme armonioso, vuole essere segno della dimensione universale del noto Padre della Chiesa, grande umanista e uomo di dialogo. Per questo, del progetto di ristrutturazione hanno voluto farsi carico autorità pubbliche algerine e francesi, diverse istituzioni, ordini religiosi, diocesi e numerosi benefattori. Tiziana Campisi ha chiesto al vescovo di Costantina-Ippona, mons. Paul Desfarges, quale importanza riveste oggi la Basilica di Sant’Agostino e in che modo ha contribuito il Papa al suo restauro:

R. – Le Saint Père a contribué personnellement, il y a eu la « Papal Foundation » …
Il Santo Padre ha contribuito personalmente. La « Papal Foundation » ha dato qualcosa, ma il Papa – sollecitato – ha a sua volta inviato un dono personale per questo restauro. Lei sa – tutti sappiamo – quanto Sant’Agostino sia caro al cuore del nostro Papa. La basilica di Sant’Agostino non è soltanto un luogo di culto, tutta la collina di Ippona – c’è la basilica ed i padri agostiniani che curano il servizio pastorale, poi ci sono le Piccole Sorelle dei Poveri, che hanno lì una casa dove accolgono gli anziani – è un luogo-simbolo, un simbolo forte di convivialità, di fratellanza umana e spirituale; è un luogo che supera le culture e le fedi religiose, attraverso la figura di Sant’Agostino che trascende con il suo umanesimo, la sua fede, la sua cultura e conduce ogni uomo all’essenziale. Il restauro della basilica è il restauro di un luogo-simbolo della convivialità e della fratellanza tra le due sponde del Mediterraneo, tra cristiani e musulmani, tra l’Occidente e l’islam, tra gli uomini che sono alla ricerca del senso e della verità.

D. – Quelle dell’Algeria sono piccole comunità che ricordano un po’ quelle della Chiesa primitiva; comunità che offrono la testimonianza di una presenza cristiana in aree geografiche dove per lo più si professano altre religioni. Lei crede che l’esempio di queste comunità possa servire ai Paesi di antica cristianità?

R. – Oh, je ne sais pas! Nous ne prétendons pas être un exemple. …
Oh, non lo so! Noi non pretendiamo d’essere d’esempio a nessuno. Siamo una piccola Chiesa, discreta, modesta, cerchiamo semplicemente di essere. Io credo che la vocazione della Chiesa, qui, e la vocazione di tutta la Chiesa, consista nella consapevolezza che il nostro Dio vuole essere tra i suoi, vuole venire dai suoi. E così vale che: chi accoglie te, accoglie me, e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha inviato … Noi, qui, ci sentiamo accolti. Certo, a volte si incontrano difficoltà e si superano; a volte le difficoltà riguardano la libertà di coscienza da parte di alcuni che hanno incontrato il Cristo. Non è facile; la Croce non manca dal nostro cammino. La Chiesa si fa segno di questo amore del Padre che viene nel Figlio suo, Gesù, che stabilisce la sua dimora tra i suoi. Ora, questa dimora non è unicamente quella che accoglie Gesù: noi sappiamo bene che lo Spirito opera nel cuore di ogni uomo, e noi siamo sempre sorpresi di questi incontri spirituali …

D. – In Algeria ci sono state tensioni, create dalle Chiese evangeliche, in particolare, accusate di proselitismo. Qual è la realtà attuale? Quale clima si respira oggi?

R. – Au niveau plus officiel, je sais que le ministre des affaires religieuses, encore …
A livello ufficiale, so che ancora recentemente il ministro degli affari religiosi ha detto che c’è ancora un certo numero di Chiese che esercita in luoghi di culto non riconosciuti; ma io credo che siano in corso dei colloqui … Personalmente, ho buoni rapporti con la Chiesa protestante metodista che si trova a Costantina. A volte, in effetti, si crea un po’ d’imbarazzo per una sorta di proselitismo, che non è unicamente un proselitismo evangelico riguardo ai musulmani; l’imbarazzo si crea perché alcuni gruppi evangelici a volte dicono cose che non sono corrette nei riguardi della nostra Chiesa cattolica. Questo mi dispiace, perché crea divisioni e difficoltà. Mentre a livello di istituzioni, le cose sembrano piuttosto in via di chiarificazione e di miglioramento – per quanto ne possa sapere io. (gf)


Italia ancora sotto il maltempo. Neve al centro-sud, molti i paesi isolati
L’Italia tutta ancora sotto la morsa del freddo e della neve. Le situazioni più difficili si registrano in Toscana, nelle Marche, in Umbria, dove diverse frazioni sono ancora isolate, e poi Abruzzo, Molise ed Emilia Romagna. Servizio di Francesca Sabatinelli




La visita di Monti negli Usa. Il commento dell’economista Zamagni
Ha avuto vasta eco la visita del presidente del Consiglio italiano Mario Monti negli Stati Uniti dove ha ottenuto la fiducia del presidente Obama. Ieri il premier italiano ha incontrato a Wall Street gli investitori americani. Penso di averli convinti a puntare di nuovo sull’Italia, c’è molto interesse per il nostro Paese, dice in sintesi Monti. Per un commento sul valore di questa visita negli Usa, Debora Donnini ha sentito il prof. Stefano Zamagni, docente di economia all’Università di Bologna:

R. – L’importanza è notevole e il successo pure è notevole, quasi inaspettato. Quindi nulla da dire sull’operazione in sé, che è servita e che servirà ancora più nel prossimo futuro a portarci fuori dalle secche. Al tempo stesso, però, una riflessione pacata e responsabile di quanto sta avvenendo ed è avvenuto ieri e ieri l'altro negli Stati Uniti deve obbligarci a due considerazioni, che rappresentano altrettanti rischi se prontamente non vengono fronteggiati con altre misure. Il primo rischio è quello della cosiddetta depoliticizzazione: cioè a dire che si diffonde il convincimento tra gli italiani, secondo cui è meglio avere governi tecnici formati da persone oneste ed esperte piuttosto che governi che sono il risultato di una competizione politica ad opera dei partiti. Perché questo è pericoloso? Perché un atteggiamento del genere porterebbe alla graduale “eutanasia” della democrazia. Il secondo rischio da cui dobbiamo guardarci, e che per certi aspetti è ancora più insidioso, è che si diffonda – anche qui – l’idea seconda la quale l’agenda politica viene definita dai mercati: i mercati lo vogliono, i mercati lo esigono… Questo è molto grave! Perché la politica deve andare a rimorchio dell’economia e in particolare della finanza? Il giorno in cui questo atteggiamento diventasse la norma – ora non siamo nella norma, perché siamo in una situazione emergenziale – quale sarebbe l’implicazione? Quella che è descritta molto bene nella “Caritas in veritate” di Benedetto XVI e cioè la perdita della libertà. L’economia deve essere, insieme ad altri fattori, al servizio del bene comune: ma il momento della sintesi lo deve fare la politica, con la “P” maiuscola, come già Tommaso Moro ci ricordava. La finanza non è per sua natura democratica: perché la finanzia internazionale è guidata da otto grandi banche d’affari. Qui bisogna riconsiderare che cos’è il mercato. Il mercato vive con la concorrenza, ma se abbiamo otto banche che guidano la danza a livello mondiale, dov’è la concorrenza? Sono quelle otto banche che hanno oggi un potere smisurato...

D. – Monti, secondo lei, con questa visita negli Stati Uniti e con questo incontro con il mondo della finanzia, è riuscito a convincere sull’Italia: questo porterà dei giovamenti anche pratici nella famosa questione dello spread, dei tassi di interesse?

R. – La mia risposta è sì, ma questi vantaggi, – non dobbiamo illuderci – saranno vantaggi di breve termine se le due condizioni di cui ho detto prima non saranno soddisfatte, perché quando fra un anno e pochi mesi andremo alle elezioni e non sarà cambiato il modo di fare politica è chiaro che gli stessi mercati e le stesse agenzie internazionali, come oggi hanno riaperto il rubinetto della fiducia, saranno pronti a richiuderlo: potrebbero avere una altra ragione per non fidarsi più degli italiani. Quindi sicuramente nella prospettiva del breve termine, cioè del prossimo anno, l’effetto è positivo e questo perché la credibilità di Monti è valsa ad ottenere all’Italia la fiducia: la fiducia deriva dalla credibilità delle persone. Ci vuole la società civile in questo momento in Italia ed ecco perché il movimento cattolico dovrebbe darsi molto più da fare di quanto stia facendo, perché non è tanto il problema di fare un nuovo partito, ma è quello di diffondere un approccio culturale – in primo luogo – e sociale che vada contro la cosiddetta “private politics”, cioè quel modo di concepire la politica che la riduce a poche oligarchie che decidono per gli altri. (mg)